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Cella di Fra’ Beato Angelico

La Cella dei Frati numero 3 è dedicata a Fra’ Beato Angelico , al secolo Guido di Pietro, talentuoso pittore e frate domenicano che visse a lungo nel Convento di San Marco di Firenze. Ben presto ottenne la direzione della decorazione pittorica del Convento di San Marco di Firenze alla quale lo assisteva il celebre architetto e scultore Michelozzo.

Assieme rivoluzionarono tutti gli ambienti del Convento, decorando il refettorio, le celle, la chiesa, il chiostro, i corridoi e la sala capitolare. In particolare, in ogni singola cella venne affrescato un episodio della vita di Gesù tratto dal Nuovo Testamento. Gli affreschi del Beato divennero una vera e propria pietra miliare del Rinascimento per la loro immensa capacità espressiva.

Nell’opera del Beato l’apparente semplicità assurge ad armonia assoluta e la luce metafisica ne esalta la trascendenza. Le sue ineguagliabili opere, sparse fra Firenze, i Palazzi Vaticani e la Basilica di San Pietro di Roma, furono frutto della contemplazione e della sua semplice e pura devozione evangelica.

Tutte le opere del Beato trasmettono, a chi le contempla, spiritualità ed emozionante religiosità. Segno inconfondibile è la luce d’oro puro che investe le sue figure dal profondo valore mistico. Per questo il Beato era soprannominato “il frate che dipinge la luce divina”. I suoi dipinti raffigurano la Grazia Divina che salva l’uomo e la loro osservazione, nell’intenzione dell’Artista, doveva rasserenare l’animo dell’uomo. Il Beato dipingeva perseguendo quindi scopi altissimi e con l’intenzione di dare un insegnamento e di contribuire alla salvezza delle anime.

Cella de’ Frati Antonino e Paolino

La Cella dei Frati numero 2 è dedicata ai Frati Antonino e Paolino, le cui sorti sono state profondamente legate al Convento di San Marco di Firenze.

Fra’ Paolino da Pistoia si trasferì a Firenze dove frequentò la bottega d’arte di Bartolomeo, straordinario pittore vissuto nel Convento di San Marco al quale è dedicata un’altra Cella dei Frati al Castello di Montalbano.

Frequentandone assiduamente la bottega ne divenne l’erede.

Le idee di Fra’ Paolino sulla Chiesa e sulla società dell’epoca, erano molto vicino alle posizioni del Fra’ Savonarola, priore del convento di San Marco che esercitò una forte e severa influenza sulla moralità di Firenze, denunciando la degenerazione dei costumi e predicando la riforma della Chiesa e della classe politica ritenute corrotte.

Fra’ Antonino, Antonio Pierozzi, fu invece uno degli artefici della rinascita del Convento di San Marco.

Uomo di grande statura morale, religiosa e civile.

Studioso di filosofia e teologia, non ancora sedicenne, entrò nell’ordine dei domenicani dove, successivamente, fu ordinato sacerdote.

Cella de’ Frati Savonarola e Bartolomeo

La Cella è dedicata ai Frati Savonarola e Bartolomeo, le cui sorti sono state profondamente legate al Convento di San Marco di Firenze.

Fra’ Savonarola, originario di Ferrara, si era dedicato in gioventù agli studi di filosofia, musica e medicina ma ben presto si votò allo studio della teologia e alla religione. Giustificò la sua scelta alla famiglia scrivendo di aver visto “l’infinita miseria degli uomini, gli stupri, gli adulteri, le ruberie, la superbia, l’idolatria, il turpiloquio, tutta la violenza di una società che ha perduto ogni capacità di bene…”. Prese i voti dell’ordine domenicano e approfondì i suoi studi teologici fino ad approdare al Convento di San Marco di Firenze, dove passò gran parte della sua vita.

Fra’ Bartolomeo, in gioventù, era entrato nella bottega fiorentina del pittore Cosimo Rosselli e il suo primo stile s’ispirava a Domenico detto il Ghirlandaio e al celeberrimo Leonardo da Vinci, dal quale aveva appreso l’arte del chiaroscuro.

Bartolomeo dipinse il celeberrimo ritratto dell’ammirato Savonarola, tutt’oggi esposto nel Museo di San Marco.

Dopo la morte dello stimato Savonarola, la vocazione lo spinse a farsi frate.

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